Ciao a tutti mi trovo alle prese con una questione riguarda una linea di confine costituita con frazionamento nel 1996. Ora come ho sempre fatto in questi casi il documento probatorio per eccellenza dovrebbe essere il tipo di frazionamento post circolare 2/88. La controparte non è del avviso e ritiene erroneamente che la linea deve essere quella della mappa catastale è arrivato una consulenza tecnica di parte allegata agli atti di causa. Ora io devo rispondere a questa come estremo convincimento facendo presente che il collega ha fatto un errore non indifferente di interpretazione e metodologie. Qualcuno ha dei suggerimenti tali da convalidare indubbiamente il mio operato e creare convincimento del giudice di questo modo di procedere? Qualche parere illustre in merito da citare e qualche sentenza sarebbe auspicabile. Grazie a tutti

Ciao a tutti mi trovo alle prese con una questione riguarda una linea di confine costituita con frazionamento nel 1996. Ora come ho sempre fatto in questi casi il documento probatorio per eccellenza dovrebbe essere il tipo di frazionamento post circolare 2/88. La controparte non è del avviso e ritiene erroneamente che la linea deve essere quella della mappa catastale è arrivato una consulenza tecnica di parte allegata agli atti di causa. Ora io devo rispondere a questa come estremo convincimento facendo presente che il collega ha fatto un errore non indifferente di interpretazione e metodologie. Qualcuno ha dei suggerimenti tali da convalidare indubbiamente il mio operato e creare convincimento del giudice di questo modo di procedere? Qualche parere illustre in merito da citare e qualche sentenza sarebbe auspicabile. Grazie a tutti

Ciao Luigi.
Se la linea di confine è stata generata dal frazionamento del 1996 per la sua determinazione ci si deve basare sulle coordinate dei vertici rilevabili dal tipo stesso.
Non capisco perchè la controparte affermi che la riconfinazione debba avvenire alla stregua della mappa catastale, il cui utilizzo è limitato solamente se la linea di confine deriva da mappa di impianto e se non esistono in loco altri elementi che individuano il confine.
Va cmq precisato che il frazionamento esprime la volontà delle parti a dividere un terreno a cui fa seguito, per la sua validità, la stipula di un rogito notarile.
Come riferimento leggiti l'articolo 950 del codice civile.
Ciao. Maurizio.

Ciao Luigi. Se la linea di confine è stata generata dal frazionamento del 1996 per la sua determinazione ci si deve basare sulle coordinate dei vertici rilevabili dal tipo stesso. Non capisco perchè la controparte affermi che la riconfinazione debba avvenire alla stregua della mappa catastale, il cui utilizzo è limitato solamente se la linea di confine deriva da mappa di impianto e se non esistono in loco altri elementi che individuano il confine. Va cmq precisato che il frazionamento esprime la volontà delle parti a dividere un terreno a cui fa seguito, per la sua validità, la stipula di un rogito notarile. Come riferimento leggiti l'articolo 950 del codice civile. Ciao. Maurizio.

Ciao Luigi,
ti ha già risposto bene Maurizio, io aggiungo solo qualche nota a completamento.
Nell'azione di regolamento di confini (art. 950 c.c.) vale su tutto la "volontà delle parti" che hanno a suo tempo costituito il confine e, come recita l'art., "ogni mezzo di prova è ammesso", mentre la mappa assume un ruolo sussidiario per il caso in cui non sia per l'appunto emerso nessun altro mezzo di prova, sia esso documentale che oggettivo (elementi materializzati sul posto che dimostrano l'esistenza di un confine di fatto rispettato dalle parti).
È poi evidente che per "mappe catastali" (citate dall'art.) non si intende la sola mappa d'impianto (che era quella a cui si riferiva il c.c. nel 1942), ma si intendono anche tutti i successivi atti di aggiornamento che hanno modificato i confini esistenti o ne hanno generati di nuovi.
Tuttavia, come diceva Maurizio, per essere probante il frazionamento deve esprimere la "volontà delle parti" e quindi deve essere allegato (o richiamato) su un atto pubblico. Se invece non è così, quel frazionamento assume il ruolo di "mappa catastale" di cui all'art. 950, nel senso che può comunque essere l'elemento su cui il giudice stabilirà il confine, a patto che non siano emersi altri "mezzi di prova" che sanciscono in modo più diretto la volontà delle parti.
Se il tuo caso ricade in quest'ultima situazione, non c'è dubbio che il confine va ricostruito dal frazionamento che lo ha generato e non dalla mappa d'impianto. Oltretutto non capisco nemmeno come il tuo collega di controparte possa ristabilire il confine a partire dalla sola mappa d'impianto, visto che la linea non era presente all'impianto ma è stata inserita proprio dal frazionamento.
A meno che lui non intenda riferirsi alla mappa di visura, il che sarebbe un errore madornale per effetto del grave degrado metrico che queste mappe successive all'impianto hanno subito negli anni a seguito di una serie di passaggi (sarebbe lungo descriverli qui).
Pertanto, se il confine è nato da un frazionamento post circolare 2/1988, come nel tuo caso, va ricostruito in questo modo:

  1. Ti procuri in Catasto il libretto delle misure in formato Pregeo compilato dal tecnico redattore.
  2. Vai sul posto e rilevi almeno due (ma meglio se di più) dei suoi punti di inquadramento (PF o altri punti stabili e ben materializzati).
  3. Sovrapponi il tuo rilievo a quello del frazionamento tramite i punti comuni di cui sopra e ricavi così i dati per tracciare il confine.

Come ultima informazione volevo dirti che se vuoi, puoi inviarmi questo tuo lavoro da poter presentare, in forma del tutto anonima, al prossimo corso sui casi pratici di riconfinazione che terremo nel 2018. Se lo farai, io e i miei colleghi lo analizzeremo fin da subito fornendoti la nostra proposta risolutiva, mentre poi lo utilizzeremo al corso eliminando tutti i dati che possono rendere riconoscibili sia i luoghi che le persone coinvolte. Se vuoi renderti conto di come è strutturato questo corso, dai un'occhiata alla pagina web della prima edizione che abbiamo tenuto ad inizio 2016, la trovi sul sito www.corsigeometri.it tra i corsi già svolti (scorri verso il basso e clicca su “Programma” in corrispondenza del corso). Se la cosa è di tuo interesse scrivimi pure.

Ciao Luigi, ti ha già risposto bene Maurizio, io aggiungo solo qualche nota a completamento. Nell'azione di regolamento di confini (art. 950 c.c.) vale su tutto la "volontà delle parti" che hanno a suo tempo costituito il confine e, come recita l'art., "ogni mezzo di prova è ammesso", mentre la mappa assume un ruolo sussidiario per il caso in cui non sia per l'appunto emerso nessun altro mezzo di prova, sia esso documentale che oggettivo (elementi materializzati sul posto che dimostrano l'esistenza di un confine di fatto rispettato dalle parti). È poi evidente che per "mappe catastali" (citate dall'art.) non si intende la sola mappa d'impianto (che era quella a cui si riferiva il c.c. nel 1942), ma si intendono anche tutti i successivi atti di aggiornamento che hanno modificato i confini esistenti o ne hanno generati di nuovi. Tuttavia, come diceva Maurizio, per essere probante il frazionamento deve esprimere la "volontà delle parti" e quindi deve essere allegato (o richiamato) su un atto pubblico. Se invece non è così, quel frazionamento assume il ruolo di "mappa catastale" di cui all'art. 950, nel senso che può comunque essere l'elemento su cui il giudice stabilirà il confine, a patto che non siano emersi altri "mezzi di prova" che sanciscono in modo più diretto la volontà delle parti. Se il tuo caso ricade in quest'ultima situazione, non c'è dubbio che il confine va ricostruito dal frazionamento che lo ha generato e non dalla mappa d'impianto. Oltretutto non capisco nemmeno come il tuo collega di controparte possa ristabilire il confine a partire dalla sola mappa d'impianto, visto che la linea non era presente all'impianto ma è stata inserita proprio dal frazionamento. A meno che lui non intenda riferirsi alla mappa di visura, il che sarebbe un errore madornale per effetto del grave degrado metrico che queste mappe successive all'impianto hanno subito negli anni a seguito di una serie di passaggi (sarebbe lungo descriverli qui). Pertanto, se il confine è nato da un frazionamento post circolare 2/1988, come nel tuo caso, va ricostruito in questo modo: 1. Ti procuri in Catasto il libretto delle misure in formato Pregeo compilato dal tecnico redattore. 2. Vai sul posto e rilevi almeno due (ma meglio se di più) dei suoi punti di inquadramento (PF o altri punti stabili e ben materializzati). 3. Sovrapponi il tuo rilievo a quello del frazionamento tramite i punti comuni di cui sopra e ricavi così i dati per tracciare il confine. Come ultima informazione volevo dirti che se vuoi, puoi inviarmi questo tuo lavoro da poter presentare, in forma del tutto anonima, al prossimo corso sui casi pratici di riconfinazione che terremo nel 2018. Se lo farai, io e i miei colleghi lo analizzeremo fin da subito fornendoti la nostra proposta risolutiva, mentre poi lo utilizzeremo al corso eliminando tutti i dati che possono rendere riconoscibili sia i luoghi che le persone coinvolte. Se vuoi renderti conto di come è strutturato questo corso, dai un'occhiata alla pagina web della prima edizione che abbiamo tenuto ad inizio 2016, la trovi sul sito [www.corsigeometri.it](http://www.corsigeometri.it/) tra i corsi già svolti (scorri verso il basso e clicca su “Programma” in corrispondenza del corso). Se la cosa è di tuo interesse scrivimi pure.

A presto, geom. Gianni Rossi

edited Jul 11 a 2:44 pm

Ciao a tutti,
volevo solo aggiungere che un frazionamento è sempre firmato dal proprietario del terreno frazionato e che quindi la stessa sua firma sancisce la volontà. Ovviamentente per la sua "validità" il frazionamento deve essere allegato o richiamato in un atto pubblico.
Quindi che la controparte affermi che la linea di mappa catastale va considerata e ha più valenza..... non so come faccia a sostenerlo. Bisogna "distiinguere", comunque la mappa d'impianto con la mappa catastale. Teniamo presente che le mappe di visura, per un certo periodo, sono state aggiornate, per l'introduzione dei frazionamenti, con la tecnica dello "spillometro".
Franca

Ciao a tutti, volevo solo aggiungere che un frazionamento è sempre firmato dal proprietario del terreno frazionato e che quindi la stessa sua firma sancisce la volontà. Ovviamentente per la sua "validità" il frazionamento deve essere allegato o richiamato in un atto pubblico. Quindi che la controparte affermi che la linea di mappa catastale va considerata e ha più valenza..... non so come faccia a sostenerlo. Bisogna "distiinguere", comunque la mappa d'impianto con la mappa catastale. Teniamo presente che le mappe di visura, per un certo periodo, sono state aggiornate, per l'introduzione dei frazionamenti, con la tecnica dello "spillometro". Franca

Io non ho alcun dubbio certamente in questi casi ovvero linea di confine derivati a seguito di tipo di frazionamento post circolare 288, il tipo di frazionamento stesso diventa l'elemento probatorio principale espressa volontà delle parti e la dividente individuata da questo corrisponde proprio alla posizione dove le parti hanno voluto posizionare il confine divisorio. Nella la sua relazione il tecnico dice che è impossibile ottenere una precisione di 10 cm facendo riferimento allo spessore nominale di 0 20 mm della linea di mappa. Assurdo. Dovrebbe forse saperlo che la linea di un frazionamento non ha spessore di fatto ovvero uno spessore tendente allo zero e se il frazionamento è fatto bene è i punti di appoggio sono ben identificati e rilevati correttamente teoricamente la precisione potrebbe essere anche di un solo centimetro!! Non ci crederete mai se vi dico che il tecnico che ha mosso queste osservazioni è un docente in una scuola per geometri indovinate di che materia TOPOGRAFIA. Allora mi chiedo come e cosa questo potrà insegnare a dei futuri geometri che forse saranno chiamati a esprimersi in fatti analoghi?

Io non ho alcun dubbio certamente in questi casi ovvero linea di confine derivati a seguito di tipo di frazionamento post circolare 288, il tipo di frazionamento stesso diventa l'elemento probatorio principale espressa volontà delle parti e la dividente individuata da questo corrisponde proprio alla posizione dove le parti hanno voluto posizionare il confine divisorio. Nella la sua relazione il tecnico dice che è impossibile ottenere una precisione di 10 cm facendo riferimento allo spessore nominale di 0 20 mm della linea di mappa. Assurdo. Dovrebbe forse saperlo che la linea di un frazionamento non ha spessore di fatto ovvero uno spessore tendente allo zero e se il frazionamento è fatto bene è i punti di appoggio sono ben identificati e rilevati correttamente teoricamente la precisione potrebbe essere anche di un solo centimetro!! Non ci crederete mai se vi dico che il tecnico che ha mosso queste osservazioni è un docente in una scuola per geometri indovinate di che materia TOPOGRAFIA. Allora mi chiedo come e cosa questo potrà insegnare a dei futuri geometri che forse saranno chiamati a esprimersi in fatti analoghi?

Ciao Luigi la tua controparte fa una valutazione che concettualmente è sbagliata nel caso in esame, se il tipo di frazionamento rispecchia la volontà delle parte e attualmente è autonomamente ricostruibile la riconfinazione dovrà essere effettuata utilizzando gli elementi in esso contenuti, con la tecnica che è già stata descritta in maniera esaustiva.
La precisione raggiungile è legata a due elementi, il primo dalla cura e perizia con cui si esegue la riconfinazione e questo dipende da te ed è una variabile che puoi controllare e eventualmente rivedere ed affinare, il secondo invece il più importante dipende dalla qualità e dalla perizia utilizzata dal tecnico confinatore e su questo purtroppo non puoi farci nulla,
La qualità della riconfinazione è legata in maniera indissolubile a quella della confinazione.

Ciao Luigi la tua controparte fa una valutazione che concettualmente è sbagliata nel caso in esame, se il tipo di frazionamento rispecchia la volontà delle parte e attualmente è autonomamente ricostruibile la riconfinazione dovrà essere effettuata utilizzando gli elementi in esso contenuti, con la tecnica che è già stata descritta in maniera esaustiva. La precisione raggiungile è legata a due elementi, il primo dalla cura e perizia con cui si esegue la riconfinazione e questo dipende da te ed è una variabile che puoi controllare e eventualmente rivedere ed affinare, il secondo invece il più importante dipende dalla qualità e dalla perizia utilizzata dal tecnico confinatore e su questo purtroppo non puoi farci nulla, La qualità della riconfinazione è legata in maniera indissolubile a quella della confinazione.

Ciao Luigi,
sposo in toto quanto detto da Andrea....
Franca

Ciao Luigi, sposo in toto quanto detto da Andrea.... Franca

Ciao Luigi, anche se il collega della controparte insegna topografia, non vuol dire che conosca le leggi in materia catastale. La cosa grave è che non le conosce pur facendo il libero professionista.

Se il frazionamento è legato al rogito il riferimento da citare nel tuo caso è il DPR 650/72 grazie al quale il frazionamento diventa parte integrante dell'atto notarile e nessun altra planimetria eventualmente allegata può essere in contrasto col frazionamento stesso. Quindi nemmeno la mappa catastale tanto meno se è una mappa di visura e peggio ancora se misurata direttamente con lo scalimetro.

Se il frazionamento non è legato al rogito, è comunque un elemento da considerare perchè ti riporta alla corretta ricostruzione della mappa. Tanto più che è post 2-88 quindi con delle misure che, salvo mancanza dei punti di appoggio e salvo errori di misurazione, ti permettono di tracciare sul posto una linea inequivocabile.

Quello che dovresti spiegare al tuo collega, quando ti trovi da solo con lui, (a parte consigliargli di lasciar perdere le riconfinazioni e dedicarsi ad altro) è quello che ti ha spiegato Gianni e che voglio ribadire ovvero che la mappa di visura misurata a mano potrebbe riportare errori grafici di alcuni metri.

Ciao Luigi, anche se il collega della controparte insegna topografia, non vuol dire che conosca le leggi in materia catastale. La cosa grave è che non le conosce pur facendo il libero professionista. Se il frazionamento è legato al rogito il riferimento da citare nel tuo caso è il DPR 650/72 grazie al quale il frazionamento diventa parte integrante dell'atto notarile e nessun altra planimetria eventualmente allegata può essere in contrasto col frazionamento stesso. Quindi nemmeno la mappa catastale tanto meno se è una mappa di visura e peggio ancora se misurata direttamente con lo scalimetro. Se il frazionamento non è legato al rogito, è comunque un elemento da considerare perchè ti riporta alla corretta ricostruzione della mappa. Tanto più che è post 2-88 quindi con delle misure che, salvo mancanza dei punti di appoggio e salvo errori di misurazione, ti permettono di tracciare sul posto una linea inequivocabile. Quello che dovresti spiegare al tuo collega, quando ti trovi da solo con lui, (a parte consigliargli di lasciar perdere le riconfinazioni e dedicarsi ad altro) è quello che ti ha spiegato Gianni e che voglio ribadire ovvero che la mappa di visura misurata a mano potrebbe riportare errori grafici di alcuni metri.
edited Aug 12 a 4:43 pm
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